Nato con la Finanziaria 2003, dopo il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia a seguito di un terremoto, il Piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici nelle zone a rischio sismico presenta diverse criticità.

Dopo quindici anni dall’avvio, la Corte dei Conti non traccia un quadro positivo dell’iniziativa, che aveva previsto 2651 interventi, di cui solo 1617 (il 61%) sono stati completati. Risultano invece avviati 1951 progetti.

Antisismica nelle scuole, le criticità
Secondo la Corte dei Conti, il piano, che si compone di tre programmi di stralcio, sconta in primo luogo l’inadeguatezza delle risorse finanziarie disponibili rispetto al fabbisogno stimato e all’urgenza degli interventi e l’incapacità di passare da una logica emergenziale ad una programmazione strutturale.

La relazione della Corte dei Conti evidenzia che la materia della messa in sicurezza degli edifici scolastici è prevista da una pluralità di norme tra loro sovrapposte. Come si legge nelle conclusioni, “le risorse avrebbero potuto essere meglio utilizzate ove avessero fatto parte di un unico piano coordinato nelle modalità e nei criteri, in modo da garantire uno stanziamento adeguato di risorse, la regolarità nella loro erogazione ed evitare che su uno stesso immobile fossero effettuati interventi, contemporaneamente o in tempi diversi, finanziati in base a leggi diverse e che i lavori non potessero essere estesi all’intero immobile perché legati a finalità proprie delle specifiche normative”.

L’individuazione e la programmazione degli interventi è risultata lunga e complessa, coinvolgendo attività di diversi soggetti, come Ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit), Ministero dell’Istruzione (Miur), Regioni, Enti locali, Cipe e Commissioni parlamentari.

Antisismica nelle scuole, le risorse necessarie
Secondo la Corte dei Conti, la stima del fabbisogno per la messa in sicurezza del patrimonio scolastico, considerati l’elevato numero e la capillarità sul territorio degli edifici interessati, nonché la mancanza di studi omogenei, è stata eseguita mediante estrapolazione di indicatori e parametri medi sulla base dei rilievi disponibili, con tutti i limiti che scaturiscono da una stima piuttosto che da una ricognizione analitica, ed è stato calcolato dal Mit in circa 13 miliardi di euro. Tuttavia, essendo state attuate da parte di diversi enti più azioni di messa a norma e adeguamento, il fabbisogno complessivo residuo è stato stimato in circa 8 miliardi di euro.

Successivamente, nella considerazione di dover provvedere alla ripartizione su base regionale della somma prioritaria necessaria per provvedere agli edifici ricadenti in zona sismica 1 e a una quota percentuale, pari al 30%, degli edifici ricadenti in zona sismica 2, il fabbisogno prioritario è stato stimato in circa 4 miliardi di euro. A fronte di tale stima, sono stati stanziati 193,88 milioni (pari al 4,84 per cento del fabbisogno) per il Primo programma stralcio, 295,2 milioni per il Secondo (corrispondenti al 7,38 per cento) e 111,8 milioni per il Terzo (pari al 2,8 per cento), per un totale complessivo, tenendo conto del piano di rimodulazione, di 600,88 milioni, corrispondenti al 15 per cento del fabbisogno originariamente stimato. Si osservi al riguardo, sottolinea la Corte dei Conti, che l’Emilia-Romagna, colpita dal sisma del 2012, e le Marche, che hanno oltre il 50% del totale dei comuni colpiti dal sisma del 2016, contano insieme solo lo 0,25% degli edifici scolastici in zona 1.

Va tuttavia rilevato, conclude la Corte, che il ricordato sovrapporsi di strumenti normativi non consente di ricostruire l’entità del finanziamento complessivo degli interventi nel settore.

Antisismica nelle scuole, bene l’anagrafe dell’edilizia scolastica
La Corte dei Conti ha valutato positivamente l’istituzione dell’Anagrafe degli edifici scolastici perché i dati raccolti offrono una panoramica sulle condizioni in cui versano le scuole.

Dall’analisi dei dati disponibili, riferiti all’anno scolastico 2017-2018, un numero pari a 17.160 edifici (pari al 43%) risultava essere in zona sismica 1 e 2 (cioè dove possono verificarsi terremoti, rispettivamente fortissimi e forti), oltre il 50% di questi edifici risale a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1976) e solo il 21% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato alla normativa tecnica di costruzione antisismica. Dall’anagrafe è peraltro possibile verificare che, complessivamente, il patrimonio edilizio scolastico risulta di bassa qualità, con carenze significative di vario tipo, dalla messa in sicurezza antisismica, all’acquisizione del certificato di idoneità statica, di agibilità e di prevenzione incendi come previsto dalla normativa.

Tale circostanza, sottolinea la relazione della Corte dei Conti deve essere vista con forte preoccupazione e, tenendo conto della più recente giurisprudenza in materia penale, che ha affermato la categorica impossibilità di utilizzare gli istituti non a norma, può determinare rilevanti rischi per l’organizzazione dell’attività didattica.

Links: Sapienza – Sicurezza e Manutenzione degli Edifici Scolastici.

Fonte: Edilportale.