Per acqua potabile si intende quella destinata al consumo umano, trattata e non trattata, fornita da una rete di distribuzione attraverso cisterne e quant’altro (art.1, lett.a d.lgs. 2 febbraio 2001 n.31).
Il qua:dro normativo sulla potabilità dell’acqua è disciplinato dal d.lgs n.31/2001 (Attuazione Direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano) che dispone per gli edifici e le strutture in cui l’acqua è fornita al pubblico, come i condomini, che siano il titolare del servizio e il gestore dell’edificio o della struttura a doversi assicurare che i parametri fissati dalla legge siano rispettati nel punto in cui l’acqua fuoriesce dal rubinetto: nello specifico chi somministra l’acqua deve verificarne la salubrità fino al contatore ed è l’amministratore dell’edificio invece a dovere controllare il rispetto dei valori di legge dal contatore fino al rubinetto.

Il 10 giugno 2004 il Ministero della Salute ha stabilito che per gli edifici ad uso esclusivamente abitativo l’amministratore, e in sua assenza i proprietari, non hanno l’obbligo di effettuare i controlli sull’acqua previsti mentre è loro responsabilità la verifica dello stato di adeguatezza e il controllo degli impianti.

In buona sostanza, l’amministratore ha la responsabilità di garantire che i requisiti di potabilità dell’acqua non vengano alterati per cause imputabili all’impianto idrico del condominio.

Nell’attività di controllo dell’amministratore la prima indagine da effettuare è quella sulla manutenzione interna dell’impianto idrico che potrebbe essere stata carente se non del tutto assente. Le tecniche moderne consentono di procedere con sistemi non invasivi e che possono evitare di rompere i muri o i pavimenti dove si trovano le condutture. In via molto esemplificativa, si introduce nelle tubature comuni una sonda dotata di telecamera con sensore incorporato che permette di esplorare l’interno dei tubi di scarico per verificarne lo stato di pulizia e le condizioni di usura, per riscontrare eventuali rotture, infiltrazioni di corpi estranei, incrostazioni, distacchi di materiali che poi cedono le loro sostanze all’acqua che circola nell’impianto condominiale. Nei casi più gravi l’amministratore è tenuto ad agire con tempestività, anticipando la fase assembleare (art.1135 c.c).

Infatti, il rappresentante dell’assemblea condominiale, chiamato ad intervenire con urgenza, sarà solo obbligato a riferire del suo operato nella prima assemblea utile che dovrà essere convocata in tempi stretti per procedere, secondo i risultati della perizia, ai lavori necessari per riparare l’impianto idrico.

Fonte: Corriere della Sera