I limiti di legge non proteggono la salute umana: è quanto si ricava dall’articolo di Renzi M. ed altri proposto ai lettori di Epidemiologia e Prevenzione.

Nei 31 giorni considerati dagli autori, dove “si è verificata una peculiare condizione meteorologica caratterizzata da assenza di precipitazioni, persistente alta pressione e poco venti”… “sono stati stimati 26 decessi per cause naturali dovuti ai superamenti di PM10”, “20 ricoveri ospedalieri” e “30 accessi al Pronto soccorso”.

Il limite di legge considerato è stato di 50 ug/m3 di particolato. Tuttavia considerare questo “limite di legge” come base per il calcolo sminuisce grandemente la stima degli effetti dell’inquinamento.

E’ questa una buona occasione per riprendere un articolo pubblicato su E&P (Crosignani P. E&P 2010 34: 9-10) in cui la stima, effettuata con lo stesso algoritmo di Renzi et al. ma considerando per il calcolo il valore raccomandato dalla OMS di 20 ug/m3 conduce a stime, anche per gli effetti a breve termine, di almeno un ordine di grandezza superiori a quelle proposte dall’articolo di Renzi ed altri.

Tutto questo significa che se rimarremo “entro i limiti di legge” il guadagno di salute sarà del tutto trascurabile.