Esiste un nesso di causa tra l’uso intensivo e prolungato del telefono cellulare e l’insorgenza di alcune tipologie di tumore.

A confermarlo è la Corte d’Appello di Torino, che sottolinea che «esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo i criteri probabilistici “più probabile che non”.
Il caso riguarda un torinese di 56 anni al quale i giudici hanno riconosciuto una rendita vitalizia, stabilendo che esiste una connessione tra il tumore cranico di cui l’uomo è affetto e l’uso continuato che ha fatto del cellulare per esigenze lavorative.

La storia è quella di Roberto Romeo, dipendente Telecom, che nel 2010 all’improvviso ha scoperto di non sentire più nulla dall’orecchio destro.
Ora l’Inail è stata condannata (in primo grado dal Tribunale di Ivrea nel 2017 e ora anche dalla Corte d’Appello di Torino): per i giudici il tumore è una malattia professionale che ha reso il dipendente Telecom invalido per il 23 per cento.
Nella sua battaglia legale Romeo è stato assistito dallo studio legale Ambrosio e Commodo.

Tutto ciò mentre ci stiamo preparando all’ingresso della nuova tecnologia 5G.
Le nuove frequenze attribuite al 5G per la telecomunicazione mobile si situano nella stessa gamma di quelle per il 4G.
Tuttavia:
– Velocità: la velocità di trasmissione dei dati del 5G è fino a 100 volte superiore di quella del 4G.
– Capacità: il 5G aumenta la capacità di trasmissione dati, il cui traffico raddoppia ogni anno.
– Latenza: il 5G ha un tempo di intervallo tra l’invio del segnale e la sua ricezione da 30 a 50 volte inferiore al 4G.
– Densità: il 5G permette di collegare fino a un milione di oggetti per km2, 100 volte di più che il 4G, senza impattare sulla velocità di connessione. In particolare, quest’ultima caratteristica è quella che dovrebbe consentire lo sviluppo dell’Internet delle cose.  In futuro le reti non saranno più quindi a servizio dei soli dispositivi mobili (quali smartphone o telefoni cellulari), ma anche della comunicazione tra oggetti, come ad esempio la possibilità di “dialogo” con numerosi elettrodomestici di uso comune, o tra dispositivi e sensori di vario tipo (per esempio, la possibilità di un veicolo di colloquiare con la strada).

La Norma tecnica CEI EN 50499 contiene la “Procedura per la valutazione dell’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici”.
La Norma CEI 211-6 (2001-01) contiene la “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell’intervallo di frequenza 0 Hz 10 kHz, con riferimento all’esposizione umana”.
La norma Norma CEI 211-7 (2001-01) “Guida per la misura e per la valutazione dei campi elettrici e magnetici nell’intervallo di frequenza 10 kHz – 300 GHz, con riferimento all’esposizione umana”.

Interessante riferimento risulta inoltre la “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici”, suddivisa in tre volumi.